un progetto di Clara Gebbia, Katia Ippaso, Enrico Roccaforte, Antonella Talamonti
drammaturgia Katia Ippaso
con Nené Barini, Germana Mastropasqua, Alessandra Roca, Enrico Roccaforte
musiche originali e direzione musicale Antonella Talamonti
costumi Grazia Materia
suono Francesco Fazzi
disegno luci Michelangelo Vitullo
scene Kallipigia Architetti
In una grande città nell’Italia del 2013, quattro individui si trovano per strada: ci sono finiti. Si riuniscono in Paranza chiedendo come un miracolo ciò che ieri era considerato un diritto.
In una grande città d’Italia. L’Italia del 2013. L’Italia del futuro che verrà e che è già avvenuto. Un’Italia in cui tutti abbiamo perso tutto. Un paese che somiglia allimmediato dopoguerra. Fast forward-rewind. Le lancette del tempo vanno avanti e indietro. Quattro individui si trovano per strada: ci sono finiti. Le loro vite sono colte in momenti diversi del tempo, prima della caduta, durante la caduta, dopo la caduta.
Un manager licenziato; una donna malata in attesa di cure; una cantante di talento; una signora benestante ma terremotata: sono le dramatis personae di PARANZA IL MIRACOLO .
Il diritto al lavoro, il diritto alla casa, il diritto alla salute e il diritto allespressione della propria identità, i diritti conquistati ieri, sono oggi diventati dei miraggi.
Si lotta per la sopravvivenza. Si canta per non morire di stenti. E intanto si finisce col dormire in macchina, facendo finta che sia la stessa bella casa di sempre.
Perché Paranza?
Questa parola, che significa barca o associazione di barche che pescano insieme, designa anche i gruppi di fedeli che il Lunedì in Albis vanno dai quartieri di Napoli e dai paesi della provincia in pellegrinaggio alla Madonna dellArco.
Spesso scalzi, in tenuta rituale, portano sulle spalle una pesante statua e, cantando e danzando, sottopongono il proprio corpo a digiuni e fatiche fisiche, per portare la richiesta di grazia alla Madonna.
Nella nostra idea, la paranza che vedremo in scena è quella degli aventi diritto che si trasformano di necessità in richiedenti miracoli. Persone che hanno perso tutto ma che si tengono attaccati alla loro umanità.
Una Paranza che parla, mormora, intona, canta e continua a sperare. Per non rassegnarsi. Per ricordarci che siamo esseri umani. Con bisogni, diritti e desideri.